
Ci sono momenti nella carriera di un leader in cui non è la strategia a tradirlo, né il team, né il mercato. È il suo stesso cervello.
Sembra paradossale, ma i neuroscienziati lo hanno spiegato chiaramente: dentro di noi non c’è un solo cervello, ma almeno tre “centri di comando” che lottano per avere la precedenza.
Paul MacLean, neurofisiologo americano, già negli anni ’60 descrisse la teoria del Triune Brain:
- Il cervello rettiliano: istintuale, legato alla sopravvivenza. Comanda con la logica del “attacca o fuggi”.
- Il cervello limbico: emotivo, sensibile alle relazioni, all’empatia, all’appartenenza.
- La neocorteccia: razionale, capace di analisi, pianificazione, visione a lungo termine.
Ogni leader, senza accorgersene, prende decisioni in base a quale di questi tre “cervelli” ha il microfono in mano.
Il leader sotto stress: quando il cervello rettiliano prende il comando
Un mio cliente, amministratore delegato di un’azienda manifatturiera in crescita, ne è stato l’esempio perfetto.
Era brillante, visionario, ma negli ultimi tempi lo stress aveva preso il sopravvento. Le richieste continue dei clienti, i margini sotto pressione e i conflitti interni lo avevano portato a una condizione di allerta permanente.
In una riunione con i suoi manager, di fronte a un problema di consegne, esplose:
“Qui non si discute! Questo è il mio territorio e decido io!”
Parole dure, che non erano figlie della sua intelligenza strategica, né della sua capacità relazionale, ma del cervello rettiliano che urlava: “Difenditi! Proteggi il territorio!”.
Il risultato? Manager spaventati, decisioni affrettate, creatività azzerata. La sua leadership stava lentamente crollando non per incompetenza, ma per una questione neurobiologica.
Il trucco dei 10 secondi: rimettere al comando il cervello giusto
Gli studi di Daniel Goleman sull’intelligenza emotiva e le ricerche di Richard Davidson sulle neuroscienze della mindfulness confermano che lo stress cronicizza l’attivazione del cervello istintivo. La buona notizia è che esistono strategie per invertire il meccanismo.
Uno dei più semplici e potenti è il trucco dei 10 secondi:
quando senti che il corpo ti spinge a reagire con rabbia o paura, fermati, respira profondamente e conta da 10 a 0, sì hai capito, all’indietro è il solo metodo che funziona.
In quei pochi secondi, la scarica di adrenalina cala, il cervello limbico si calma e la neocorteccia riesce a riemergere.
Non è solo un esercizio da manuale: è una pratica che ho visto salvare carriere, rilanciare team e ridare lucidità a leader che stavano affondando.
La vera forza del leader
Essere leader non significa non avere paure o emozioni. Significa saperle governare, riconoscendo quale cervello sta parlando in quel momento.
- Se lasci parlare sempre il rettile, diventi autoritario e rigido.
- Se lasci spazio solo al limbico, rischi di essere troppo accomodante.
- Se ascolti solo la neocorteccia, diventi freddo e distante.
La leadership autentica nasce dall’armonia dei tre cervelli.
Dalla capacità di passare dall’istinto all’empatia, fino alla visione strategica, a seconda del contesto.
👉 Ti lascio con una domanda diretta:
Quale cervello sta guidando le tue decisioni in questo periodo?
Perché la consapevolezza è il primo vero atto di leadership.





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