Codice Etico di Marino Avanzo

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Business Coach & Consulente di Organizzazione Aziendale

Codice Etico

Questo non è un elenco di buone intenzioni. È un patto di lavoro. Io porto metodo, lucidità e responsabilità. Tu porti verità, presenza e decisione. Il resto sono scuse.

Premessa: perché un codice etico

Da oltre trent’anni lavoro dentro le aziende: reparti, uffici, cantieri, riunioni che contano. Ho visto cosa succede quando manca chiarezza: le persone si difendono, la fiducia si sbriciola, i risultati diventano casuali. Ho visto anche l’opposto: quando le regole del gioco sono pulite, la gente performa.

Questo codice etico guida ogni mia scelta professionale: tutela te, tutela me, e soprattutto tutela il lavoro.

Il patto: cosa puoi aspettarti da me (e cosa mi aspetto da te)

Io mi impegno a:

  • dire la verità in modo rispettoso (anche quando è scomoda);
  • portare struttura, strumenti, misurazione e concretezza;
  • proteggere le persone mentre spingiamo sui risultati;
  • non venderti motivazione: allenare responsabilità.

Ti chiedo di:

  • arrivare preparato: dati, fatti, contesto (non “sensazioni” vaghe);
  • essere disponibile a cambiare abitudini, non solo opinioni;
  • fare la tua parte tra una sessione e l’altra;
  • non usare il coaching per rimandare decisioni.

I miei principi (chiari, pratici, non negoziabili)

1) Buone maniere: la forma è sostanza

Cortesia, puntualità, linguaggio pulito, rispetto dei ruoli. Non è “galateo”: è disciplina. Dove c’è maleducazione, di solito c’è anche confusione.

  • Interrompere, umiliare, urlare: per me non è leadership.
  • Il confronto può essere duro, mai offensivo.

2) Rispetto per le persone: dignità prima del ruolo

Ogni persona merita considerazione, anche quando sbaglia. Io lavoro con i comportamenti, non contro le persone. Valorizzo le differenze e non accetto discriminazioni.

  • Critico azioni e processi, non identità.
  • Zero spazio a etichette tossiche e capri espiatori.

3) Ascolto attivo: prima capire, poi intervenire

Ascoltare è un mestiere. Significa separare fatti da interpretazioni, e domandare finché la realtà diventa leggibile. Un coach che “ha già capito” troppo presto è un rischio.

  • Domande precise, non conversazioni infinite.
  • Decisioni basate su dati, non su impressioni.

4) Attenzione ai dettagli: la qualità vive lì

I dettagli non sono mania: sono prevenzione. Nei dettagli si nascondono gli sprechi, i conflitti e gli errori ripetuti. Io cerco il punto esatto in cui “si rompe la catena”.

  • Ruoli, procedure, metriche: scritti e condivisi.
  • Se “non è chiaro”, non è pronto.

5) Umiltà e impegno: migliorare è obbligo, non slogan

Umiltà significa non innamorarsi delle proprie idee. Significa studiare, aggiornarsi, e correggersi. Io non mi considero “arrivato”. Mi considero responsabile.

  • Metodo aggiornato, strumenti testati sul campo.
  • Se serve, cambio strada. L’obiettivo non si negozia.

6) Coerenza e affidabilità: ciò che prometto lo consegno

La fiducia si costruisce con una cosa sola: coerenza tra parole e azioni. Io non faccio promesse impossibili. Definisco impegni verificabili.

  • Obiettivi chiari, responsabilità chiare, scadenze chiare.
  • Se un impegno salta, lo diciamo: subito, e con una soluzione.

7) Professionalità: competenza, riservatezza, confini

Professionalità è anche sapere dove finiscono le mie competenze. Se emergono temi clinici o psicologici che richiedono un professionista sanitario, io non improvviso: segnalo e indirizzo.

  • Coaching e consulenza organizzativa: sì.
  • Terapia e diagnosi: no.

8) Passione: energia al servizio del risultato

La passione, da sola, non basta. Ma senza passione non reggi la pressione. Io ci metto presenza vera, attenzione e intensità. Perché il tempo in azienda vale.

  • Sessioni strutturate, non chiacchiere.
  • Focus: ciò che muove davvero i numeri e le persone.

9) Vocazione e dedizione: fare bene, non “fare scena”

Per me questo lavoro è vocazione: significa essere utile. Non mi interessa sembrare bravo. Mi interessa che tu diventi più lucido, più forte, più efficace.

  • Io non recito il ruolo del guru.
  • Ti aiuto a costruire un sistema che funziona anche senza di me.

10) Il guadagno: una leva sana, non un idolo

Il profitto è ossigeno: senza, l’azienda non cresce, non investe, non protegge posti di lavoro. Ma il profitto senza etica diventa veleno: brucia persone e reputazione. Io lavoro per risultati economici sostenibili, costruiti con metodo e rispetto.

  • Compensi chiari, pattuiti, senza ambiguità.
  • Zero scorciatoie: il “risultato subito” che distrugge dopo non è un risultato.

Integrità, riservatezza e legalità

Riservatezza e protezione delle informazioni

Tratto con cura ciò che mi affidi: dati, numeri, dinamiche interne, persone. La fiducia non si “gestisce”: si custodisce.

  • Condivisione solo su base “need to know”.
  • Attenzione a segreti commerciali, know-how e processi interni.

Trasparenza e conflitti di interesse

Se c’è un potenziale conflitto di interesse, lo dichiaro. Se non si può gestire, non accetto l’incarico. La mia indipendenza è parte del valore che porto.

  • Nessun doppio gioco tra soci, aree o fazioni.
  • Nessuna “consulenza” usata per colpire qualcuno.

Legalità e responsabilità organizzativa

Lavoro nel rispetto delle norme e dei modelli di integrità che le aziende adottano (es. compliance, anticorruzione, procedure interne). Se durante il lavoro emergono rischi o pratiche scorrette, li porto alla luce con metodo e tutela.

Come lavoriamo (in concreto)

  • Obiettivi scritti: cosa cambiamo, come lo misuriamo, entro quando.
  • Ruoli e responsabilità: chi decide, chi esegue, chi controlla.
  • Feedback: diretto, utile, senza umiliazioni.
  • Documentazione essenziale: poche cose, ma fatte bene.
  • Chiusura pulita: quando il lavoro è finito, si chiude. Senza dipendenze.

Domande frequenti

Questo codice etico vale anche per il cliente?

Sì. Il rispetto è reciproco. Se manca, il percorso perde senso e si interrompe.

Se non siamo d’accordo su una decisione?

Bene: significa che stiamo ragionando. Io porto dati, criteri e alternative. Poi decide chi ha la responsabilità finale. L’importante è decidere in modo consapevole.

Se emergono temi “sensibili” o personali?

Li trattiamo con rispetto, ma restiamo nel perimetro del lavoro. Se serve un supporto clinico o terapeutico, lo segnalo: non improvviso.

Se ti riconosci in questo patto, lavoriamo.

Se invece cerchi scorciatoie, colpevoli da trovare o qualcuno che “ti motivi”, non sono la persona giusta. Io lavoro con chi vuole chiarezza, metodo e risultati.

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