
Con più di trent’anni di esperienza nel coaching, ho visto centinaia di persone affacciarsi al cambiamento con il cuore pieno di desideri… e i piedi incollati al pavimento. Sognano un nuovo lavoro, una vita diversa, una realtà professionale più in linea con ciò che sono diventate. Ma poi restano lì, immobili. E la domanda che mi sono posto per anni è: perché alcune persone riescono a cambiare e altre no?
La risposta sta tutta in due leve motivazionali. Le uniche due che contano davvero:
- La leva del “via da” – Fuggire da qualcosa che non voglio più.
- La leva del “verso” – Andare verso qualcosa che desidero profondamente.
Il caso di Silvia: tra paura e desiderio
Silvia aveva 38 anni, un lavoro stabile in una multinazionale, un buon stipendio e un ruolo di responsabilità. Ma ogni mattina, prima di entrare in ufficio, si fermava in macchina per cinque minuti, con le mani sul volante e un groppo in gola. Non era triste, non era depressa… era svuotata. E questo le faceva paura.
“Non riesco più a fingere entusiasmo per quello che faccio”, mi disse durante la prima sessione. “Ma non posso lasciare tutto senza sapere cosa voglio davvero fare.”
Il suo “via da” era forte e chiaro: non ne poteva più di un ambiente aziendale rigido, dove il controllo era più importante della creatività. Ma il suo “verso” era un’immagine sfocata, un’idea nebulosa fatta di sogni, passioni lasciate a metà e una paura immensa di sbagliare.
Ecco dove molte persone si bloccano:
Si concentrano solo su ciò che non vogliono più…
… ma non coltivano abbastanza ciò che vogliono davvero.
La vera spinta arriva dal “verso”
Con Silvia abbiamo lavorato proprio su questo. Le ho chiesto di dimenticare per un attimo cosa voleva lasciare, e di cominciare a disegnare ciò che voleva costruire. Abbiamo esplorato passioni, talenti, esperienze che la facevano sentire viva. Ricordi d’infanzia, hobby dimenticati, momenti in cui si era sentita davvero “al posto giusto”.
Un giorno, mentre parlava di un laboratorio creativo che aveva organizzato anni prima per un’associazione culturale, si è illuminata. “Lì mi sentivo viva. Lì ero me stessa.”
Quel laboratorio, un piccolo dettaglio sepolto tra mille esperienze, è diventato il primo tassello del suo “verso”.
Nel giro di sei mesi, Silvia ha costruito un progetto di formazione creativa per le scuole. Ha iniziato nel weekend, senza lasciare il lavoro. Dopo un anno, è passata al part-time. E dopo diciotto mesi, ha dato le dimissioni. Oggi lavora con bambini e insegnanti, unisce creatività e pedagogia, e non si ferma mai.
Non perché sia stato facile. Ma perché aveva finalmente una direzione.
Il consiglio del coach
Se anche tu ti senti come Silvia — stanco, bloccato, ma incerto su dove andare — fermati un attimo e chiediti:
- Cosa voglio davvero lasciarmi alle spalle? (leva “via da”)
- Ma soprattutto: cosa voglio davvero creare? (leva “verso”)
Il primo passo può essere piccolo, ma deve puntare verso qualcosa di significativo per te.
Perché è la visione del futuro, non la fuga dal passato, che ci dà il coraggio di saltare.
E ricorda: le persone cambiano quando trovano una ragione più grande della loro paura.
Trova la tua.





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