L’arte del lasciar andare per riprendere in mano la vita aziendale

Lascia Andare

Ci sono lezioni che il business ti insegna a forza di urti, non a forza di corsi. Una di queste è questa: ci sono cose che non puoi cambiare. E va bene così.

Me lo ricordo come fosse ieri. Un venerdì pomeriggio teso, in una sala riunioni di vetro e nervi tesi, con un imprenditore che chiamerò Luca. Aveva rilevato l’azienda del padre, un colosso nel settore della logistica, e da tre anni cercava disperatamente di trasformarla, di innovarla, di “modernizzarla”. Ma c’era una resistenza interna che non mollava: zii, cugini, ex dirigenti fedelissimi al fondatore, abituati a un modo di lavorare che sembrava scolpito nella pietra.

Quel giorno, Luca mi disse:

“Marino, ho l’impressione di remare controvento con le vele sgonfie. Voglio cambiare tutto, ma ogni volta è come se qualcosa mi frenasse. E sto finendo le forze.”

Lì gli ho detto una cosa che ha cambiato il suo modo di vedere:

“Forse, prima di cambiare tutto, devi accettare che non tutto può essere cambiato. E che la tua vera leva di potere è scegliere cosa lasciar andare.”


Il potere dell’accettazione

Nel coaching, una delle fasi più potenti è proprio questa: accettare ciò che non possiamo cambiare. Non è rassegnazione, è lucidità. È leadership emotiva.
Ed è una capacità che viene spesso fraintesa, perché confusa con passività. Ma è l’opposto. Accettare è un atto di coraggio. Di presenza.

Lo psicologo americano Steven Hayes, padre della Acceptance and Commitment Therapy (ACT), lo ha spiegato con chiarezza:

“La sofferenza psicologica deriva dalla lotta contro esperienze inevitabili.”

Vale anche per le aziende. Soffriamo quando vogliamo cambiare un mercato che non si muove, un socio che non collabora, un passato che non possiamo riscrivere.


Il caso di Luca: quando accettare libera energia

Con Luca abbiamo lavorato su questo: distinguere cosa era sotto il suo controllo e cosa no. Ha smesso di combattere i cugini e ha scelto di creare un perimetro di innovazione parallelo. Ha costruito una nuova business unit, scelta da lui, con giovani talenti e nuovi strumenti. Ha lasciato andare l’idea di “cambiare tutti” e ha deciso di investire dove c’era terreno fertile.

Risultato? Dopo 18 mesi, la business unit generava il 37% del fatturato totale. Alcuni dei “resistenti” si sono spontaneamente avvicinati, chiedendo di far parte del nuovo. Non perché erano stati forzati, ma perché avevano visto funzionare qualcosa di vivo.


Accettare non è mollare: è decidere dove mettere la propria energia

Quando accetti ciò che non puoi cambiare:

  • Smetti di sprecare risorse in battaglie sterili
  • Riconosci la realtà per quella che è, non per quella che vorresti
  • Ritorni al tuo centro, e dal tuo centro puoi creare

L’alternativa? Continuare a spingere contro un muro, frustrarti, logorarti, e poi convincerti che “niente funziona”.


La bussola per i leader: il modello della “Zona di Controllo”

Una bussola utile, che condivido spesso nei miei percorsi di coaching, è quella della “zona di controllo” elaborata da Stephen Covey. Lui parlava di Cerchio dell’Influenza:

  • Ci sono cose che controlli direttamente (le tue decisioni, il tuo tempo, i tuoi valori)
  • Cose che puoi influenzare (i collaboratori, i clienti, i progetti)
  • E cose che non puoi né controllare né influenzare (la crisi economica, il passato, i comportamenti altrui)

Agire fuori dalla tua zona è energia buttata. Agire dentro la tua zona è leadership.


Una domanda potente per te, oggi

“Quale parte della tua azienda, della tua vita o del tuo team stai cercando disperatamente di cambiare… e forse è il momento di accettare?”

Sei pronto a lasciare andare quella parte che ti succhia energia?

Accettare ciò che non puoi cambiare non ti rende debole. Ti rende libero.
E da quella libertà, puoi finalmente costruire ciò che è davvero nelle tue mani.


Se hai vissuto situazioni simili, se ti sei trovato a lottare contro mulini a vento, sappi che sei in ottima compagnia. I leader migliori che ho conosciuto non erano quelli che volevano controllare tutto.
Erano quelli che sceglievano lucidamente dove mettersi in gioco, e dove invece… lasciare andare.

E lì, nasce la vera forza.


Marino Avanzo
Business Coach | 30 anni di imprese, sfide e successi vissuti sul campo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Search

Popular Posts

  • Il vigliacco che resta zitto davanti alle ingiustizie
    Il vigliacco che resta zitto davanti alle ingiustizie

    C’è una scena che, dopo oltre trent’anni di business coaching, ho visto ripetersi con una precisione quasi teatrale. Sala riunioni. Tavolo lungo. Numeri proiettati sul muro. E una persona—quasi sempre la più fragile della catena—messa “al centro” non per essere ascoltata, ma per essere sacrificata. Un capro espiatorio funziona: placa l’ansia del gruppo, dà un…

  • Quello che vuole piacere a tutti: il leader che non decide mai (e non se ne accorge)
    Quello che vuole piacere a tutti: il leader che non decide mai (e non se ne accorge)

    C’è una figura che incontro spesso nelle aziende, soprattutto quando crescono in fretta o quando la pressione sale: la persona “brava”. Quella che non crea problemi. Quella che dice sempre sì. Quella che tiene insieme i pezzi, sorride, media, si fa carico di tutto. All’inizio sembra una qualità. Poi diventa un costo. Silenzioso, ma devastante.…

  • L’egomaniaco in azienda: il leader che confonde l’impresa con lo specchio
    L’egomaniaco in azienda: il leader che confonde l’impresa con lo specchio

    Ci sono riunioni che non dimentichi. Una sala luminosa, un tavolo lungo, numeri buoni sullo schermo. E poi lui: il fondatore. Parla bene. Parla tanto. E mentre parla, l’aria si restringe.Perché non sta “conducendo” una riunione: sta chiedendo, senza dirlo, una cosa sola. Adorazione. Nel mio lavoro di business coaching (più di trent’anni di aziende,…

0

Subtotal