
C’è una frase che può sembrare arrogante, cinica, addirittura manipolatoria:
“Fai in modo che siano gli altri a lavorare per te… e prenditi il merito del loro operato.”
Ma se la guardi con occhi diversi – da imprenditore, da leader, da coach – scoprirai che nasconde una delle competenze più raffinate dell’intelligenza organizzativa: la capacità di valorizzare gli altri per costruire il successo di un intero sistema.
Il falso mito del leader solitario
In oltre trent’anni di business coaching, ho visto centinaia di imprenditori e manager cadere nella stessa trappola: credere di dover fare tutto da soli per essere davvero riconosciuti.
Il controllo assoluto, il bisogno di approvazione, l’ansia da prestazione… tutto questo li portava ad accentrarsi, a soffocare i collaboratori e, alla fine, a diventare il collo di bottiglia della propria azienda.
Poi un giorno accade qualcosa.
Arriva la stanchezza. Oppure un collaboratore se ne va. Oppure semplicemente il sistema si blocca. E lì nasce la domanda che cambia tutto:
“Ma se fosse proprio lasciando spazio agli altri che io potrei diventare più grande?”
Chi ha studiato davvero questa dinamica
Jim Collins, nel suo libro “Good to Great”, ha analizzato decine di aziende che da buone sono diventate eccellenti. Il risultato?
Le aziende migliori non erano guidate da leader carismatici e accentratrici, ma da “Level 5 Leaders”: persone capaci di costruire squadre forti, dare spazio, responsabilizzare e poi – e qui sta la magia – trasformare i successi del team in meriti aziendali, facendoli diventare motore del brand, della reputazione e della crescita.
Anche Daniel Goleman, il padre dell’intelligenza emotiva, lo ripete da anni: “I veri leader sono quelli che fanno crescere le persone intorno a sé.” E non solo per altruismo. Lo fanno perché capiscono che il successo condiviso è il moltiplicatore più potente che esista.
Un esempio reale: il caso della Cucine NordEst
Qualche anno fa ho lavorato con il titolare di una media azienda del Nordest, leader nella progettazione di cucine industriali.
Lui era il classico imprenditore “tuttologo”: brillante, preparato, sempre sul pezzo. Ma… anche ovunque. Decideva tutto lui, firmava tutto lui, parlava con tutti i clienti.
Quando iniziammo a lavorare insieme, gli dissi una frase che lo lasciò di sasso:
“La tua azienda è un’ombra che ti segue. Ma nessuna ombra corre più veloce del corpo che la proietta.”
Capì subito. Decidemmo di lavorare su una cosa sola: delegare con metodo e attribuirsi con intelligenza.
Creò un comitato tecnico interno, affidò la responsabilità dei progetti ai suoi migliori ingegneri, e li lasciò liberi. Quando i clienti si complimentavano per la qualità dei lavori, lui li ringraziava e aggiungeva:
“Ho dei collaboratori straordinari. Sono il mio orgoglio.”
Risultato? Nel giro di un anno, il fatturato salì del 22%, ma soprattutto lui tornò a casa la sera senza l’ansia nel petto.
E sì… il merito glielo riconobbero tutti. Anche se i progetti operativi li facevano altri.
Il punto non è “rubare” il merito. È “trasformarlo”.
Attenzione: non si tratta di prendere il merito degli altri in modo disonesto.
Quello è manipolazione, non leadership.
Si tratta invece di costruire un sistema che funzioni anche senza di te, e in cui tu possa rappresentare, incarnare e valorizzare il lavoro fatto da altri. È così che si diventa leader riconosciuti. È così che si costruiscono aziende scalabili, longeve e sane.
Come farlo, davvero?
Ecco tre strumenti pratici che consiglio sempre ai miei clienti:
- Dai deleghe vere, non solo compiti.
Non dire solo “Fai questo”, ma “Gestisci tu questo processo. E prenditi la responsabilità.” - Crea rituali di attribuzione.
Una newsletter interna, un post su LinkedIn, una riunione in cui dici: “Questo lo ha fatto Marco. Questa è l’eccellenza del nostro team.” - Quando il merito arriva a te, restituiscilo con stile.
Fai in modo che l’eco del riconoscimento torni al team. Così ti ameranno, ti seguiranno, e saranno orgogliosi di far parte della tua leadership.
In conclusione
Dopo tanti anni di lavoro nelle aziende, ho imparato che il vero potere non è fare tutto.
Il vero potere è fare in modo che le cose accadano anche senza di te, e che tutti ti riconoscano come il regista invisibile che tiene insieme i fili.
Se vuoi costruire qualcosa di grande, fatti da parte.
Se vuoi lasciare il segno, rendi grande chi lavora con te.
E se vuoi che il merito ti venga riconosciuto…
costruisci sistemi in cui il successo degli altri parli anche di te.





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