
Ci sono manager che delegano e creano risultati.
E ce ne sono altri che delegano e distruggono.
A volte basta un piccolo errore – una parola non detta, un controllo di troppo, una fiducia mai esplicitata – per trasformare la delega in disastro relazionale.
E il problema non è la delega in sé, ma chi la esercita.
🎭 I “finti manager”: quelli che confondono il comando con la leadership
In trent’anni di coaching aziendale ho incontrato centinaia di manager. Alcuni veri, altri… attori.
Li riconosci subito: hanno la postura del capo, ma non la presenza del leader.
Delegano non per liberare le persone, ma per liberarsi del peso.
👉 Il vero manager affida con fiducia, responsabilizza, accompagna.
👉 Il finto manager scarica, controlla, pretende.
E lo fa con una convinzione profonda: “Se non lo faccio io, non viene bene.”
Un pensiero tossico che genera cortisolo (ormone dello stress) nel team e testosterone negativo nel capo, quello della competizione sterile, del dominio, dell’ansia di controllo.
Come scrive Daniel Goleman, l’autore di Intelligenza Emotiva,
“Il leader efficace non è quello che esercita potere, ma quello che sa ispirare fiducia.”
Il problema è che la fiducia non si comanda. Si costruisce.
⚙️ Quando la delega fallisce: l’esempio reale
Qualche anno fa, in un’azienda del Nordest, un responsabile tecnico mi chiamò per “fare coaching al suo team perché non prende iniziativa”.
Dopo due incontri capii che il problema non era il team.
Era lui.
Delegava le attività, ma ogni decisione passava comunque dal suo filtro.
Chiedeva autonomia, ma correggeva ogni virgola.
Diceva “fidati”, ma controllava ogni mail.
Il suo cervello era in modalità “sopravvivenza”: amigdala attiva, cortisolo alto, percezione costante di minaccia.
In pratica, ogni volta che qualcuno del team sbagliava, il suo corpo reagiva come se stesse difendendo il territorio.
Il risultato? Nessuno osava più proporre idee.
Il clima era freddo, silenzioso. La dopamina del team era a zero.
Quando gli mostrai il quadro, si difese:
“Ma io voglio solo essere sicuro che tutto vada bene.”
Gli risposi:
“Sicuro sì, ma così stai uccidendo la fiducia. E senza fiducia, non hai un team. Hai solo dipendenti spaventati.”
Ci volle un mese di lavoro, sessione dopo sessione.
Poi, un giorno, mi scrisse:
“Ho lasciato che decidessero loro una commessa. Hanno sbagliato qualcosa, ma l’hanno risolta da soli. Oggi li ho visti orgogliosi.”
Ecco, quello è il momento in cui la dopamina entra in azienda.
Quando l’errore non è più punito ma trasformato in crescita.
Quando il manager non domina, ma guida.
🧠 Cosa dicono gli studi
Il professor David McClelland di Harvard, nel suo studio sui “Motivational Needs”, scoprì che i manager più efficaci non sono mossi dal potere o dal controllo, ma dal bisogno di affiliazione e successo condiviso.
In termini neurochimici, significa che producono più ossitocina (ormone della fiducia e della connessione) e meno cortisolo.
D’altro canto, Henry Mintzberg, il grande studioso di management, criticò aspramente i “manager numerici”, quelli che gestiscono tabelle invece di persone.
Diceva:
“Il management non è scienza, è arte sociale. È relazione, empatia, fiducia.”
Chi lo ha smentito?
Negli anni Duemila, alcune scuole di business hanno tentato di riportare la gestione a un modello puramente analitico. Ma le ricerche di Amy Edmondson (Harvard) sulla psychological safety hanno ribaltato la visione:
i team più performanti sono quelli dove le persone si sentono al sicuro nel dire la verità.
E la sicurezza nasce dalla fiducia del leader, non dal suo controllo.
🚀 Dal disastro alla delega consapevole
La vera delega non è un gesto tecnico. È un atto di fiducia emozionale.
È ossitocina che circola nel gruppo. È dopamina che si accende quando una persona sente: “Credono in me.”
È testosterone positivo, quello che dà energia, coraggio, decisione.
È cortisolo che si abbassa perché il leader ha smesso di minacciare e ha iniziato a ispirare.
La delega è l’arte più sottile del management, perché mette in gioco il nostro ego.
E come coach lo vedo ogni giorno:
chi riesce a delegare davvero ha imparato prima a fidarsi di se stesso.
🧭 In sintesi
Un finto manager costruisce sudditi.
Un vero manager costruisce persone.
Il primo accumula stress, il secondo genera energia.
Il primo controlla, il secondo connette.
Il primo vive di paura, il secondo di fiducia.
E la differenza, credimi, non si misura in KPI, ma in ormoni.
L’azienda che funziona è quella dove i livelli di ossitocina sono alti e il cortisolo basso.
Dove si respira fiducia.
Dove la delega è il motore, non il disastro.
✍️ Conclusione
Dopo più di trent’anni di esperienza, ho imparato che la delega è una forma d’amore organizzativo.
È dire a qualcuno: “Mi fido di te, anche se potresti sbagliare.”
Ed è in quel momento che le persone diventano grandi.
Perché la vera leadership non è far fare agli altri quello che vuoi.
È far emergere negli altri ciò che non sapevano di poter essere.





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