
Ogni imprenditore e manager si trova prima o poi di fronte a una domanda cruciale: “Come faccio a gestire al meglio i miei collaboratori?”. Non esiste una risposta unica, perché ogni persona è diversa, così come le situazioni che affronta. È qui che entra in gioco il modello di leadership situazionale di Paul Hersey e Ken Blanchard, uno strumento potente che ho applicato più volte nei miei oltre 30 anni di esperienza nel business coaching.
La chiave: adattare la leadership alla maturità del collaboratore
Hersey e Blanchard ci insegnano che non esiste uno stile di leadership ideale, ma che il leader deve adattarsi al livello di maturità e competenza del collaboratore. Il loro modello individua quattro livelli di sviluppo dei collaboratori e quattro corrispondenti stili di leadership:
- Basso livello di competenza e alta motivazione → Stile direttivo
- Competenze ancora limitate e motivazione incerta → Stile di coaching
- Buona competenza ma motivazione altalenante → Stile di supporto
- Alta competenza e alta motivazione → Stile delegante
Questa teoria è affascinante, ma la vera magia avviene quando la applichiamo nella realtà aziendale.
Il caso di Marco: dal direttivo al delegante
Un mio cliente, imprenditore nel settore della ristorazione, si trovava in difficoltà con Marco, un giovane responsabile di sala. Quando l’ho conosciuto, Marco era entusiasta del lavoro, ma inesperto nella gestione dei clienti e del team. Il suo titolare, tuttavia, lo lasciava “libero di gestire” perché voleva responsabilizzarlo. Il risultato? Errori di organizzazione, tensioni con i camerieri e clienti insoddisfatti.
Ho suggerito al titolare di applicare lo stile direttivo, fornendo istruzioni chiare e supervisionando il lavoro. Marco ha iniziato a migliorare rapidamente, ma dopo qualche mese ha perso un po’ di sicurezza e si sentiva sotto pressione. Qui è stato necessario passare a uno stile di coaching, combinando guida e supporto.
Dopo sei mesi, Marco aveva acquisito competenze solide ma aveva momenti di insicurezza nelle decisioni. Il titolare ha quindi adottato lo stile di supporto, coinvolgendolo nelle scelte ma lasciandogli spazio. Infine, dopo un anno, Marco era completamente autonomo e motivato. A quel punto, il titolare poteva finalmente usare lo stile delegante, affidandogli la gestione completa della sala.
Un modello semplice, ma potente
Il caso di Marco dimostra una verità fondamentale: la leadership efficace non è statica, ma dinamica. Un buon leader non si impone con un unico stile, ma si adatta al momento e alla persona che ha davanti. Il modello di Hersey e Blanchard è uno strumento straordinario proprio perché permette di leggere la situazione e agire di conseguenza.
La prossima volta che ti trovi davanti a un collaboratore in difficoltà, chiediti: “A che livello è?” e “Qual è lo stile più efficace per aiutarlo a crescere?”. La risposta potrebbe essere la chiave per trasformare un dipendente in un vero valore per la tua azienda.
E tu, che stile di leadership usi con il tuo team? Scrivilo nei commenti!





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