
Ci sono aziende dove l’aria pesa più dei problemi.
Dove non serve una crisi di mercato o un cliente perso per far crollare il morale di un team: basta una frase detta male, un sospetto non verificato, un “hai sentito cosa ha detto lui?”.
È così che nasce il pettegolezzo — un veleno invisibile, subdolo, che si insinua tra le relazioni e lentamente corrode ciò che tiene insieme un’organizzazione: la fiducia.
La storia di un reparto avvelenato
Qualche anno fa fui chiamato in un’azienda manifatturiera del Nordest.
Il titolare mi disse: “Abbiamo un problema di comunicazione”.
In realtà, non era un problema di comunicazione: era un problema di clima.
Il reparto amministrativo era diviso in due fazioni. Da una parte, le “storiche”, donne esperte che conoscevano ogni dettaglio contabile; dall’altra, due nuove assunte, giovani, entusiaste e desiderose di apprendere.
In mezzo… il pettegolezzo.
Frasi lanciate in pausa caffè, battute ironiche su chi lavorava di più o di meno, insinuazioni su chi “stava facendo carriera troppo in fretta”.
In poche settimane, il team era paralizzato: nessuno si fidava più di nessuno, le email diventavano fredde, le riunioni silenziose.
Il titolare non capiva cosa fosse successo.
Ma bastò ascoltare una conversazione rubata alla macchinetta del caffè per avere la diagnosi: un’infezione di parole.
Cosa dice la scienza
Robin Dunbar, antropologo di Oxford, ha studiato per anni la funzione sociale del pettegolezzo.
Secondo lui, il gossip nasce come collante evolutivo: serviva ai nostri antenati per capire di chi fidarsi nel gruppo.
Ma nelle organizzazioni moderne, dove la cooperazione si fonda su obiettivi e responsabilità più che su istinti tribali, questo stesso meccanismo può diventare distruttivo.
Quando il cervello percepisce che qualcuno parla alle sue spalle, attiva la stessa risposta neurochimica dello stress sociale: rilascio di cortisolo, aumento della vigilanza, chiusura difensiva.
La conseguenza?
Si spegne la dopamina — la molecola della motivazione — e si accende la paura.
Le persone smettono di condividere idee, di chiedere aiuto, di rischiare.
La squadra si frammenta.
Daniel Goleman, nel suo celebre studio sull’Intelligenza Emotiva, scrive che “la fiducia è il lubrificante sociale che rende possibile la collaborazione”.
Il pettegolezzo, al contrario, è sabbia negli ingranaggi.
Come si disinnesca il veleno
Nel caso di quell’azienda, la soluzione non fu facile.
Organizzammo un incontro aperto, ma non per “chiarirsi”: serviva riconnettersi.
Creai uno spazio sicuro, privo di accuse, dove ognuno potesse dire:
“Cosa ho provato?” e “Cosa mi è mancato?”.
Ci vollero ore, lacrime e qualche silenzio lungo.
Ma quel giorno successe qualcosa: il gruppo smise di giudicare e iniziò ad ascoltare.
Poi impostammo nuove regole culturali:
- Le informazioni si condividono solo con chi può agire sul problema.
- Le opinioni si portano di fronte alla persona interessata, mai di lato.
- Gli errori si discutono, non si sussurrano.
Tre mesi dopo, lo stesso titolare mi chiamò e mi disse:
“Non so cosa hai fatto, ma ora ridono di nuovo insieme.”
No, non avevo “fatto” nulla di magico. Avevano solo smesso di intossicarsi a vicenda.
Il prezzo della fiducia
Il pettegolezzo costa caro.
Distrugge il capitale più prezioso di un’azienda: la fiducia.
Non quella scritta nei valori aziendali, ma quella che si respira nei corridoi.
Quella che ti fa dire: “So che posso contare su di te”.
È un capitale invisibile ma reale, misurabile nei risultati: meno conflitti, più collaborazione, più idee che circolano.
E fuori dal lavoro?
Funziona allo stesso modo.
Chi vive nel pettegolezzo vive nella paura.
Chi parla male degli altri costruisce una gabbia che prima o poi si richiude su di sé.
Come scrisse Friedrich Nietzsche:
“Chi combatte con i mostri deve guardarsi dal non diventare egli stesso un mostro.”
E il pettegolezzo è proprio questo: un piccolo mostro quotidiano che si nutre di insicurezza e invidia.
Conclusione
Dopo trent’anni nel mondo delle aziende, ho imparato che le parole non sono mai innocue.
Possono costruire o distruggere, unire o dividere.
Il leader saggio è colui che sa creare spazi dove il parlare di lascia il posto al parlare con.
Perché dove le persone si parlano guardandosi negli occhi, il veleno del pettegolezzo non trova più terreno fertile.
E lì, finalmente, può nascere qualcosa di raro: la vera coesione.





Lascia un commento