
Mi capita spesso, nei percorsi di coaching, di vedere persone straordinarie… bloccate.
Non perché non abbiano talento. Non perché manchi loro la motivazione. Ma perché vivono immerse in un mare infinito di possibilità.
Viviamo nell’epoca dell’overchoice, come la definì il celebre psicologo americano Barry Schwartz nel suo libro “The Paradox of Choice”.
Secondo Schwartz, più aumentano le nostre opzioni, più diminuisce la nostra capacità di decidere con serenità. È un paradosso moderno: la libertà di scelta, che dovrebbe renderci felici, finisce spesso per paralizzarci.
Il cervello sotto assedio
Dal punto di vista neuroscientifico, ogni scelta attiva il nostro cervello limbico, l’area deputata alle emozioni.
Ogni opzione non selezionata viene vissuta come una piccola perdita. Così, anche dopo aver deciso, restiamo in bilico tra il sollievo e il rimpianto.
Lo studioso Daniel Kahneman, premio Nobel per l’economia comportamentale, spiegava che il nostro cervello non è progettato per la felicità, ma per la sopravvivenza: di fronte a troppe alternative, entra in decision fatigue, la fatica decisionale.
Più alternative, più stress.
Più libertà apparente, meno chiarezza interiore.
Un caso reale: Marta, la manager intrappolata nel “tutto è possibile”
Marta è una donna brillante, quarant’anni, manager in un’azienda del settore tecnologico.
Un giorno, durante una sessione di coaching, mi disse:
“Marino, mi sento come se stessi guidando cento auto contemporaneamente. Tutte bellissime, ma nessuna arriva da nessuna parte.”
Aveva ricevuto tre proposte di carriera: un avanzamento interno, un’offerta all’estero e la possibilità di aprire la sua start-up. Tutte valide. Tutte promettenti.
Ma non dormiva più. Continuava a pensare: E se sbagliassi? E se quella giusta fosse un’altra?
Abbiamo lavorato insieme su un concetto semplice ma potentissimo: ridurre il campo.
Non scegliere “tra tutto”, ma tra ciò che conta davvero per te oggi.
Attraverso un esercizio di value mapping, Marta ha identificato i suoi tre valori guida: autonomia, impatto e tempo per sé.
Quando ha guardato le sue scelte attraverso questa lente, la risposta è arrivata da sola: ha fondato la sua start-up.
Non perché fosse la più redditizia, ma perché era quella che rispondeva meglio ai suoi valori.
La chiarezza non è scegliere tutto, ma scegliere bene
La chiarezza non nasce dal controllo, ma dal coraggio di rinunciare.
Ogni decisione autentica è anche una separazione: da ciò che non serve, da ciò che non siamo più.
E questo, nel coaching, è il passaggio più difficile: aiutare una persona a lasciare andare con serenità.
Perché – come scriveva Antoine de Saint-Exupéry –
“La perfezione non si raggiunge quando non c’è più nulla da aggiungere, ma quando non c’è più nulla da togliere.”
Dal caos alla scelta consapevole
Quando ti senti confuso, non chiederti “cosa devo scegliere”, ma “cosa voglio vivere”.
Fai un passo indietro, respira, e chiediti:
- Quale di queste strade rispecchia di più chi sono oggi?
- Dove posso esprimere meglio il mio talento, con leggerezza e senso?
- Cosa sto scegliendo per paura, e cosa per desiderio?
Ogni volta che riduci il rumore, emerge la tua verità.
E quella chiarezza, anche se piccola, vale più di mille opportunità.
Viviamo in un’epoca dove tutto è possibile, ma solo chi sa dire no trova davvero la propria direzione.
La libertà non è poter fare tutto.
La libertà è sapere dove vuoi andare.
Se ti riconosci in questa storia, scrivimi…





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