
Quante volte ti sei detto:
- Studierò dopo.
- Inizierò quel progetto dopo.
- Giocherò con i miei figli dopo.
- Chiamerò dopo.
- Mi prenderò cura della mia salute dopo.
- Passerò del tempo con i miei genitori dopo.
Io sì. Tante volte. Troppe. E ogni volta c’era una scusa perfetta: il lavoro, la stanchezza, le mille priorità.
Solo che “dopo” non arriva mai davvero. O quando arriva, spesso è troppo tardi.
“Dopo” è una trappola raffinata
In oltre trent’anni di coaching alle imprese e ai loro leader, ho imparato che dopo è uno degli autoinganni più pericolosi, perché ha un’apparenza rassicurante. Non dice “mai”, dice “dopo”. Quasi una promessa. E invece è un ladro gentile che ruba tempo, opportunità e, a volte, anche la serenità.
Lo vedo ogni settimana nei miei clienti: imprenditori brillanti, manager ambiziosi, professionisti capaci. Gente che sa fare, che ha visione, che ha potenziale. Ma che troppo spesso si racconta il mito del “dopo”.
E intanto la vita passa. I figli crescono. Le occasioni si spostano. Le relazioni si raffreddano. E il corpo presenta il conto.
Il caso di Andrea: il manager instancabile e il tempo che non torna
Andrea (nome di fantasia) era il direttore generale di una media impresa del Nord Italia. Determinato, intelligente, sempre in riunione, sempre operativo. In coaching, diceva spesso:
“Appena chiudo questo trimestre, mi prendo un weekend con mia moglie. Dopo l’estate magari.”
“Quando abbiamo finito questo progetto, mi rimetto a correre.”
Nel frattempo, ogni “dopo” diventava un “mai”.
Sua moglie, dopo mesi di attesa, iniziò a parlargli con amarezza, i figli si erano abituati alla sua assenza. E quando, dopo l’ennesima nottata in azienda, finì in pronto soccorso con una crisi di ipertensione, capì.
Il suo corpo aveva detto “basta”.
Quel giorno, Andrea ha riscritto le sue priorità. Ha iniziato a dire “adesso” alle cose che contavano. E la sua vita – personale e professionale – ha trovato un nuovo equilibrio. Più sano. Più vero.
Cosa dice la scienza del “dopo”
Il rinvio sistematico di ciò che conta ha un nome: procrastinazione emozionale.
A studiarla è stato tra gli altri Timothy A. Pychyl, professore alla Carleton University in Canada, autore del libro “Solving the Procrastination Puzzle”.
Pychyl dimostra che non rimandiamo per pigrizia, ma perché vogliamo evitare l’emozione spiacevole associata a quella decisione o azione. È una strategia di “regolazione emotiva”, non di gestione del tempo.
E la cosa più grave? Più dici “dopo”, più alleni il cervello ad evitarlo ancora.
Un’abitudine silenziosa ma devastante.
Il DOPO come killer aziendale
Nelle organizzazioni, il “dopo” genera un danno enorme:
- “Ristrutturiamo i processi… dopo.”
- “Facciamo quella riunione strategica… dopo l’urgenza.”
- “Investiamo nelle persone… più avanti.”
E così ci si ritrova con processi inefficaci, team demotivati, scelte rimandate troppo a lungo.
L’ho visto in decine di aziende. E ogni volta che aiutiamo l’imprenditore o il management a portare il focus sull’adesso, succede una magia: le cose iniziano a muoversi. Il business respira. Le persone ritrovano energia.
La chiave? Riconoscere e scegliere
Non esiste una formula magica.
Ma esiste consapevolezza.
Quando ti senti dire “lo farò dopo”, fermati. Chiediti:
“Sto evitando qualcosa? O sto scegliendo davvero di rimandare?”
La differenza è tutto lì.
Tre domande per smascherare il DOPO
- Se non lo faccio ora, cosa rischio di perdere?
- Che impatto avrà sulla mia vita o sul mio lavoro, nel lungo periodo?
- Cosa direbbe il mio Io futuro, guardando indietro?
Conclusione: la vita è adesso
C’è una frase che tengo sulla mia scrivania da anni. Non so chi l’abbia scritta, ma mi ha salvato molte volte:
“Il tempo è una moneta che puoi spendere una sola volta. Scegli bene per cosa.”
Ecco il punto. La vita è breve. Il successo, le relazioni, la salute, la gioia… non aspettano.
Non lasciare che il “dopo” uccida ciò che ami.
Scegli. Adesso.





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