
C’è una domanda che pongo spesso, e ogni volta vedo gli occhi del mio interlocutore cambiare espressione. È una domanda semplice, quasi banale, ma riesce a smuovere dentro qualcosa di profondo.
“Hai già trovato la rotta della tua azienda?”
La gente di mare, come me, sa bene cosa significa stare senza rotta. È come navigare con il timone in mano ma senza una meta, col motore acceso ma senza sapere dove si va. La barca avanza, certo, ma basta una corrente contraria o un colpo di vento per farti finire alla deriva.
Ecco, tante aziende oggi stanno navigando così. Producono, vendono, assumono, fatturano… ma non sanno esattamente dove stanno andando. E se non sai dove stai andando, ogni direzione ti sembra giusta — o peggio, nessuna lo è abbastanza.
L’errore che vedo più spesso
Dopo oltre trent’anni passati nelle aziende, in fabbrica, negli uffici, in riunioni e cantieri, ho imparato che la vera crisi non è quella finanziaria. È quella di direzione.
Imprenditori e manager bravissimi, pieni di energia, ma confusi. Bravi a fare, meno bravi a fermarsi e scegliere una direzione.
E allora partono mille progetti, si rincorrono mode, si cambia strategia ogni sei mesi, si fa innovazione solo perché “bisogna farla”, ma il timone resta senza coordinate.
La verità? Serve una rotta chiara, una visione condivisa, una destinazione che ispiri le persone e dia senso al viaggio. E serve il coraggio di seguirla, anche quando il mare si fa mosso.
Una storia vera: la virata di Paolo
Qualche anno fa ho conosciuto Paolo, imprenditore friulano nel settore metalmeccanico. Azienda storica, cinquanta dipendenti, una vita spesa nel capannone.
Quando ci siamo incontrati la prima volta mi ha detto:
“Coach, qua si lavora tanto, ma io non so più se ha senso quello che facciamo. Sento che ci stiamo spegnendo.”
Abbiamo cominciato a lavorare insieme. Il primo passo è stato fermarsi.
Sì, proprio così. Spegnere il motore per un attimo. Uscire dal quotidiano, dai problemi da risolvere, dai mille “urgenti” che soffocano gli “importanti”.
Abbiamo passato due giorni interi fuori azienda, a parlare. A scavare nel suo perché, nel suo sogno iniziale, nei valori in cui credeva. E lì è successo qualcosa: ha ritrovato la sua rotta.
Non era una grande innovazione tecnologica. Non era una strategia di marketing geniale.
Era tornare a fare ciò che lo aveva mosso fin dall’inizio: portare qualità e dignità al lavoro delle persone, creare prodotti belli e ben fatti, sentirsi orgoglioso di ciò che usciva dal suo stabilimento.
Da quel momento, le scelte sono diventate più semplici. Ha detto no a commesse non in linea. Ha investito sulla formazione interna. Ha cambiato il modo di comunicare coi clienti.
Risultato? L’azienda è ripartita, con più energia, più margini, più motivazione. Ma soprattutto, con una chiarezza che mancava da anni.
E tu? Dove stai andando?
Scrivo queste righe pensando a te, imprenditore, manager o professionista.
Magari anche tu stai navigando a vista, aspettando il vento buono, rincorrendo scadenze senza sapere più davvero perché fai quello che fai.
Oppure sei troppo preso dal “fare” per accorgerti che hai perso il senso del “dove”.
E allora ti invito a fermarti. Non per sempre, solo per un po’.
A prenderti un momento per chiederti:
“Qual è la mia rotta? Dove voglio portare questa azienda, questo team, questo progetto?”
Perché solo chi ha una rotta può davvero governare la propria nave.
Gli altri, semplicemente galleggiano.
Hai bisogno di confrontarti su questo? Ti capisco. L’ho fatto centinaia di volte con persone come te.
E ogni volta, quando la rotta si chiarisce, il mare diventa meno minaccioso, e il viaggio torna ad avere senso.
Scrivimi.
Perché il primo passo verso la tua rotta potrebbe iniziare proprio da qui.





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