
Non dimenticherò mai quel pomeriggio.
Pioveva. Una di quelle piogge fini, incessanti, che sembrano venire giù più dalle ossa che dal cielo. Ero seduto nel mio studio, tazza di caffè in mano, davanti a me un uomo sulla cinquantina, abituato a comandare, a correre, a non fermarsi mai. Il classico “vincente”. Guardandomi con gli occhi lucidi, mi disse:
“Non so cosa mi stia succedendo, ma non ho più voglia di nulla. Né del mio lavoro, né della mia vita.”
Quel momento mi ha colpito come un pugno nello stomaco. Perché non era la prima volta che sentivo quelle parole, e non sarebbe stata l’ultima.
Il prezzo invisibile dell’ambizione
Viviamo in una cultura che celebra l’iper-performance, dove “essere stanchi” è una medaglia e “avere tempo libero” è quasi una colpa. Ma sotto questa patina di successo si nasconde una trappola: il burnout.
Il burnout non arriva di colpo. Non bussa alla porta. Entra in punta di piedi, mentre dici “ancora cinque minuti”, “posso farcela da solo”, “è solo un periodo”. Ma quel periodo diventa un’abitudine. E quell’abitudine una gabbia.
Il corpo inizia a mandare segnali – insonnia, mal di testa, stanchezza cronica. L’anima urla, ma non la sentiamo più. Fino a quando tutto si spegne: entusiasmo, motivazione, creatività.
E il lavoro, che una volta era passione, diventa fuoco che brucia. Da dentro.
Le tre verità che ho imparato in trent’anni di coaching
Dopo aver lavorato con centinaia di imprenditori, manager e professionisti, ho capito tre cose fondamentali:
- Non è debole chi si ferma. È saggio.
Fermarsi non è un segno di cedimento, ma di consapevolezza. Solo chi si ascolta può evolvere. Solo chi rallenta può vedere davvero dove sta andando. - Il successo non è sostenibile se ti costa te stesso.
Se ogni traguardo raggiunto ti lascia più vuoto di prima, allora stai rincorrendo qualcosa che non ti appartiene. Il vero successo è quello che ti nutre, non quello che ti consuma. - Il burnout non si cura con le ferie. Si cura con il coraggio.
Il coraggio di dire no. Di delegare. Di mettere confini. Di scegliere la propria salute emotiva prima delle aspettative altrui.
Cosa fare quando senti che stai cedendo
Se ti riconosci anche solo in parte in queste parole, ecco il mio invito: non aspettare il crollo per cambiare rotta.
Parla. Confrontati. Respira.
Rivedi le tue priorità. Rimetti al centro ciò che conta davvero: la tua energia, le tue relazioni, il tuo benessere.
E soprattutto: non cercare di fare tutto da solo. Lo dico da coach, ma prima ancora da uomo: il vero potere è nella connessione, non nell’isolamento.
Il lavoro dovrebbe farti vivere, non prosciugarti
A volte mi chiedono: “Come faccio a capire se sto entrando in burnout?”
La mia risposta è sempre la stessa: “Senti se ti stai spegnendo. Se la domenica sera senti un peso al petto. Se ti sei dimenticato cosa ti fa sorridere.”
Non serve arrivare al limite per capire. Serve solo ascoltarsi prima.
E avere il coraggio di scegliere la strada più semplice, più vera, più tua.
Perché sì, si può lavorare con passione senza bruciarsi.
Ma solo se impari a riconoscerti il diritto di stare bene.
Ogni giorno.





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