
Ho visto centinaia di imprenditori affrontare le sfide quotidiane della gestione aziendale. Alcuni sono leader carismatici, seguiti con rispetto e dedizione. Altri, invece, sentono il bisogno di urlare a tutti: “Io sono il padrone!”. Ma perché succede?
La risposta è semplice e dolorosa: perché il loro ruolo è messo in discussione. E quando il potere non è riconosciuto, si alza la voce.
Il caso di Marco e la sua azienda familiare
Marco era il titolare di un’azienda manifatturiera fondata dal padre. Quando l’ho conosciuto, era frustrato, stanco e sull’orlo di una crisi di nervi. «Qui dentro nessuno mi ascolta!», mi disse. «Devo urlare per farmi rispettare, eppure sono io il capo!».
Osservando l’azienda, il problema era evidente: i dipendenti non lo vedevano come un leader, ma come un figlio che aveva ereditato un ruolo. Il vecchio responsabile di produzione prendeva decisioni senza consultarlo, l’amministrativa riferiva tutto alla madre di Marco, e persino gli operai andavano a cercare consigli da altri piuttosto che da lui. Marco non era percepito come il vero leader.
Il problema non è il titolo, ma l’autorevolezza
Essere il titolare non basta. Il vero problema di Marco non era il mancato rispetto delle gerarchie, ma la sua mancanza di autorevolezza. Il rispetto non si impone con le urla, si guadagna con le azioni.
Abbiamo lavorato insieme su tre aspetti fondamentali:
- Chiarezza dei ruoli: Abbiamo ridefinito i ruoli e le responsabilità, chiarendo a tutti chi prendeva le decisioni.
- Leadership visibile: Marco ha iniziato a comunicare in modo deciso ma sereno, prendendo in mano le riunioni e mostrando sicurezza.
- Decisioni coerenti: Ha smesso di fare passi indietro quando qualcuno lo metteva in discussione, dimostrando coerenza tra parole e azioni.
Il risultato? Il silenzio più forte delle urla
Dopo qualche mese, Marco non aveva più bisogno di alzare la voce. I suoi collaboratori avevano iniziato a rivolgersi a lui per le decisioni. Il rispetto era nato dalla chiarezza, non dalla paura.
Se un titolare sente il bisogno di urlare “Io sono il padrone”, significa che ha perso il controllo del proprio ruolo. E il vero leader non ha bisogno di ricordare chi è: lo dimostra, ogni giorno, con le sue scelte.





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