Un branco di imbecilli

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Un giorno

ricevetti una chiamata da una prestigiosa azienda italiana, che mi invitava a un colloquio con il direttore generale. Non passò molto tempo prima che lui iniziasse a descrivere, con toni accorati, i numerosi problemi che stavano affliggendo il personale. Mentre rispondeva alle mie domande, i suoi discorsi divennero sempre più animati, fino a sbottare con un’affermazione piuttosto sorprendente: “Marino, vedi di cambiarmi questo branco di imbecilli!”.

Chi mi conosce sa che non sono una persona che si trattiene facilmente, quindi, con calma e un sorriso accennato, risposi: “Direttore, si ricordi che lei è il capo”.

In quella sala

si fece un silenzio che potevi tagliare con un coltello. Ma era necessario mettere le cose in chiaro fin dall’inizio: il vecchio detto “il pesce puzza dalla testa” non è mai stato più calzante. La sua affermazione, infatti, rivelava molto più di quanto lui stesso volesse ammettere: se vedeva un branco di imbecilli attorno a sé, forse era il caso di riflettere sulla leadership che li guidava.

Da quel momento iniziammo un lavoro intenso e profondo, partendo proprio dal direttore generale. Non fu facile. Cambiare la mentalità e le abitudini di una persona in una posizione di potere richiede delicatezza, costanza e, a volte, un po’ di fermezza. Ma era chiaro che, se volevamo davvero trasformare quell’azienda, il cambiamento doveva partire dall’alto. Dopo mesi di incontri, analisi e confronti, iniziarono a emergere i primi segnali di miglioramento. Una volta che il direttore iniziò a riconoscere i propri errori e a correggere il suo atteggiamento, fu possibile lavorare anche con i dipendenti.

Fu un percorso lungo e tortuoso. C’erano momenti di scoraggiamento, situazioni che sembravano insormontabili, ma alla fine i risultati parlavano chiaro. Quell’azienda, che un tempo era percepita come un luogo di caos e inefficienza, si trasformò in un team coeso, in grado di collaborare e affrontare insieme le sfide.

Oggi, guardando indietro, posso dire che è stato uno dei progetti più impegnativi della mia carriera, ma anche uno dei più gratificanti. Perché alla fine, non si trattava solo di cambiare un “branco di imbecilli”, ma di dimostrare che, con la giusta guida, chiunque può fare la differenza.

Marino Avanzo

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