CHI SONO

Mi occupo di ciò che non si vede, ma che spesso determina tutto ciò che vediamo.

Marino

Ritratto professionale di Marino Avanzo, Business Coach e consulente organizzativo
Trent’anni di aziende. Persone. Storie. E fili che spesso non si vedono.

Mi occupo di fili invisibili

Non è mai stato facile spiegare ai miei figli che lavoro faccio.

Soprattutto quando erano piccoli.

A scuola, prima o poi, arrivava inevitabilmente uno di quei compiti apparentemente innocui capaci di mettere in seria difficoltà un genitore:

“Descrivi il lavoro del tuo papà.”

Per alcuni bambini era semplice.

“Il mio papà fa il medico.”

“Il mio papà fa l’avvocato.”

“Il mio papà fa l’operaio.”

Poi arrivavano i miei figli.

E, puntuale, la domanda:

“Papà, ma tu che lavoro fai?”

Bella domanda.

Provate a spiegare a un bambino che suo padre fa il consulente aziendale, il formatore e il business coach.

E soprattutto provate a spiegargli cosa significano davvero quelle parole.

Dopo diversi tentativi trovai finalmente una risposta.

“Mi occupo di fili invisibili.”

Ai miei figli probabilmente non chiarì molto la situazione.

A me, invece, sembrò perfetta.

Non so cosa abbiano pensato le maestre quando si sono sentite raccontare che il papà di quei bambini trascorreva le giornate occupandosi di non meglio precisati “fili invisibili”.

Probabilmente, per qualche tempo, sarò stato uno dei padri più sospetti della scuola.

Ma oggi, dopo oltre trent’anni trascorsi dentro le aziende, nelle aule di formazione e accanto a imprenditori, manager e collaboratori, continuo a pensare che quella sia la migliore definizione del mio lavoro.

Perché mi occupo di ciò che non si vede, ma che spesso determina tutto ciò che vediamo.

Un fatturato che scende si vede.

Un commerciale che non raggiunge gli obiettivi si vede.

Una riunione inconcludente si vede.

Un manager incapace di delegare si vede.

Due reparti che continuano ad accusarsi a vicenda si vedono.

Un collaboratore importante che decide di andarsene si vede.

Un imprenditore costretto a controllare continuamente tutto si vede.

Ma questi, molto spesso, non sono il problema.

Sono il risultato del problema.

Dietro possono esserci fiducia, paura, orgoglio, responsabilità, motivazione, conflitti mai affrontati, aspettative non dichiarate, ruoli poco chiari, incapacità di comunicare, resistenza al cambiamento.

Fili invisibili.

Non compaiono nel bilancio.

Non entrano facilmente in un foglio Excel.

Non sempre trovano posto nell’organigramma.

Eppure possono far crescere un’azienda oppure, lentamente, bloccarla.

È qui che, molto spesso, un imprenditore commette un errore comprensibile.

Cerca di risolvere ciò che vede.

Se le persone non sono motivate, cerca un modo per motivarle.

Se non si assumono responsabilità, aumenta il controllo.

Se un responsabile non delega, gli spiega che deve delegare.

Se due persone non collaborano, organizza una riunione.

Se le vendite diminuiscono, chiede ai commerciali di vendere di più.

A volte funziona.

Molte altre volte no.

Perché se intervieni sul sintomo senza capire il filo che lo genera, il problema cambia forma ma rimane.

Ed è esattamente da qui che comincia il mio lavoro.

Quando entro in un’azienda non parto dalla soluzione.

Parto dalle domande.

Osservo.

Ascolto.

Cerco di capire le persone prima ancora dei problemi.

Perché dietro ogni ruolo c’è una persona.

Dietro ogni decisione c’è una motivazione.

Dietro molti conflitti c’è qualcosa che non è stato detto.

Dietro una resistenza al cambiamento può esserci paura.

Dietro un atteggiamento arrogante può esserci insicurezza.

Dietro una persona apparentemente poco motivata può esserci qualcuno che da anni ha smesso di sentirsi importante.

E dietro un imprenditore che dice:

“Qui devo pensare a tutto io”

a volte c’è un’organizzazione che, senza rendersene conto, ha imparato ad aspettare sempre lui.

Ricordo un imprenditore che mi descrisse per quasi un’ora tutti i problemi della sua azienda.

Persone poco autonome.

Responsabili che non decidevano.

Collaboratori che chiedevano continuamente conferme.

Alla fine gli feci una domanda molto semplice:

“Quando qualcuno prende una decisione diversa da quella che avresti preso tu, cosa fai?”

Silenzio.

Poi sorrise.

Avevamo trovato uno dei fili.

Il problema non era soltanto che le persone non decidevano.

Era che, nel tempo, avevano imparato che era più sicuro aspettare la sua decisione.

Questo è il mio lavoro.

Non arrivare con una soluzione preconfezionata.

Capire quale filo sta muovendo ciò che tutti stanno guardando.

Da oltre trent’anni lavoro come consulente aziendale, business coach e formatore.

In questo tempo oltre 236 aziende si sono affidate alle mie competenze e più di 8.500 persone hanno partecipato ai miei corsi, workshop e percorsi di formazione.

Ma i numeri raccontano soltanto una parte della storia.

La parte più importante sono le migliaia di conversazioni che ci sono dietro.

Imprenditori convinti di avere un problema organizzativo che hanno scoperto di averne uno completamente diverso.

Manager tecnicamente eccellenti che hanno dovuto imparare a guidare persone.

Team che avevano smesso di parlarsi davvero.

Collaboratori con capacità che nessuno aveva ancora riconosciuto.

Aziende nelle quali non serviva aggiungere un’altra procedura.

Serviva capire cosa stava succedendo tra le persone.

Oggi lavoro soprattutto su organizzazione aziendale, Business Coaching, leadership manageriale, sviluppo delle persone, comunicazione, vendita e dinamiche umane nelle organizzazioni.

Non insegno soltanto ciò che ho studiato.

Porto soprattutto ciò che ho visto funzionare.

E anche ciò che ho visto fallire.

Perché la teoria è indispensabile.

Ma poi arriva la realtà.

E la realtà ha la fastidiosa abitudine di non aver letto i nostri manuali.

Per questo, se nella tua azienda c’è qualcosa che continua a non funzionare nonostante abbiate già provato a sistemarlo, forse vale la pena smettere per un momento di guardare soltanto ciò che si vede.

Potrebbe esserci un filo che nessuno ha ancora individuato.

Raccontami cosa sta succedendo.

Non serve che tu sappia già quale sia il problema.

Anzi.

Spesso il mio lavoro comincia proprio da lì.

Da una conversazione.

Da una domanda.

Da qualcosa che apparentemente non c’entra nulla.

E poi, improvvisamente, il filo appare.

Dopo oltre trent’anni, se uno dei miei figli mi chiedesse ancora:

“Papà, alla fine, che lavoro fai?”

risponderei esattamente come allora.

“Mi occupo di fili invisibili.”

Perché dietro un’azienda ci sono numeri, strategie, processi e obiettivi.

Ma dietro tutto questo ci sono persone.

E tra le persone esistono fili che non possiamo vedere: fiducia, paura, rispetto, motivazione, orgoglio, aspettative, entusiasmo, delusione, responsabilità, coraggio.

A volte bisogna scioglierne qualcuno.

A volte bisogna riannodarlo.

A volte bisogna semplicemente accorgersi che esiste.

Nella tua azienda c’è un problema che continui a cercare di risolvere e che, puntualmente, ritorna?

Allora possiamo fare due cose.

Continuare a guardare il problema.

Oppure cercare insieme il filo invisibile che lo sta generando.

Se vuoi cercarlo, chiamami.

“`

CONTINUA LA CONVERSAZIONE

Dopo trent’anni continuo a cercare quei fili.

Se vuoi capire come lavoro, il modo migliore è partire da una conversazione concreta.

Parliamone